Nella vita c’è chi ha le idee chiare sin da subito sul proprio futuro e chi no. E io non mi vergogno a dire che rientravo tra i secondi. Dopo il percorso di Laurea in Farmacia presso l’Università degli Studi di Milano – scelto in realtà con convinzione – avevo deciso di tuffarmi subito nel mondo del lavoro, spinta forse più dal desiderio di cambiare aria dopo 5 anni di università (e chi può biasimarmi?) che dalla voglia di fare esperienza, ma senza le idee chiare su dove andare. Fatto sta che per i successivi tre anni ho lavorato come farmacista in due realtà aperte al pubblico: esperienze positive che mi hanno aiutata a crescere professionalmente, a smussare alcuni lati difficili del mio carattere, ma che, a fine giornata, non mi davano la sensazione di aver gustato il meglio che potessi. È qui che si è insinuato il dubbio che restare dov’ero forse non era la scelta giusta, ed è da questo sacrosanto dubbio che è nato il desiderio di riavvolgere il nastro, riprendere le redini del mio percorso professionale e provare a capire meglio in che direzione volessi andare. Così, dopo aver dato le dimissioni, mi sono interrogata su cosa volessi, in che cosa fossi disposta a spendere il mio tempo, mettendo da parte le piccole certezze che mi ero costruita e ripartendo. Avevo capito che, qualsiasi direzione decidessi di prendere, rimettermi sui binari fosse non solo la scelta giusta, ma anche quella che desideravo davvero.
Mi sono quindi iscritta al Master Universitario di I livello in Farmacovigilanza e Discipline Regolatorie del Farmaco (oggi con il nome di Master in Farmacovigilanza, farmacoepidemiologia, farmacoeconomia e real world evidence) presso l’Università degli Studi di Verona, dopo aver superato il test di ammissione, attratta dall’idea di approfondire qualcosa che avevo appena sfiorato nel mio percorso universitario, ma senza particolari aspettative sul futuro e, forse, anche un po’ preoccupata di non riuscire a reggere i ritmi universitari dopo quel periodo lontano dai libri. Era il 2020 ed ancora ricordo la strana sensazione dei primi giorni, in cui ero tornata a rimettere le gambe sotto un banco nell’aula di Piazzale L.A. Scuro, a Verona. Ricordo anche lo sconforto dopo la prima settimana – era febbraio – perché, per via della pandemia, la formazione, inizialmente pensata in presenza, era passata online. Il tempo ha però confermato la qualità del percorso, a prescindere dalle modalità, perché le cose fatte con cura resistono anche ai momenti di prova.
E “con cura” sono le parole che associo alla mia esperienza. Il Master è stato sicuramente un’occasione per toccare argomenti a me poco conosciuti, guidati da docenti che con minuziosità hanno affrontato temi anche complessi di Farmacovigilanza, aspetti Regolatori del farmaco come pure di Comunicazione, senza lasciare nulla al caso. È stata anche l’occasione per fare pratica. Sì, perché la pratica non è mai mancata: esercitazioni e momenti di confronto erano all’ordine del giorno e hanno saputo accorciare le distanze obbligate.
Con cura, anche perché per tutto il tempo ho avuto – ed era la realtà – la sensazione di essere seguita con attenzione. Con cura, perché è con questa stessa attenzione che ho ricevuto supporto anche di fronte ai dubbi legati alla scelta dello stage curricolare da svolgere. Quell’anno gran parte delle aziende e degli enti pubblici, proprio per via della situazione sanitaria, avevano trasferito molte attività in smart working rendendo difficile trovare delle realtà disposte ad accogliere gli studenti. Ormai agli sgoccioli e con le speranze quasi azzerate di abbinare all’esperienza del Master anche uno stage che mi desse soddisfazione, la tutor del corso mi propose un’esperienza presso Zadig s.r.l., un’agenzia di Comunicazione Scientifica. Non convinta che quel mondo facesse per me – non avevo ancora capito in che direzione orientare la mia bussola – accettai comunque perché mi fidavo. Se c’è una cosa che ho trovato speciale in questo Master è proprio la rete di persone che lo rende possibile, che non ha a cuore solo la formazione, ma anche l’orientamento personale e professionale degli studenti, e non ha paura di ascoltare e di costruire rapporti di fiducia. Alla fine la direzione suggerita era quella giusta e da allora ho continuato su questa strada.
La cosa bella? Che ancora oggi mi trovo in contatto con le stesse persone, in un rapporto tra pari, e mi accorgo sempre più di quanto l’arricchimento sia diventato reciproco. Come se lo slancio dell’esperienza iniziale, alimentato dalle quelle successive, continuasse a ritornare, ogni volta con nuova linfa.
Per concludere si dice che da cosa nasce cosa: da un dubbio è iniziato un percorso gratificante che mi ha portato a fare il lavoro soddisfacente che faccio oggi e per cui ho deciso di impegnarmi ancora di più con il mio ingresso in società a Zadig all’inizio del 2024. Un percorso certamente tutto da scrivere… e meno male che non avevo aspettative!
Silvia Emendi
Formazione ed Editoria
Zadig s.r.l. Società Benefit