QUANDO UN MASTER UNIVERSITARIO APRE A NUOVE OPPORTUNITÁ

Dopo la laurea in Ingegneria Biomedica al Politecnico di Milano nel 2016, avevo davanti diverse strade da poter intraprendere: ho seguito l’istinto lasciando definitivamente il mondo accademico e puntando ad entrare nel Dipartimento di Ricerca e Sviluppo di una grande azienda del settore medical device, anche con un contratto di stage dalle prospettive incerte.

Poi nel marzo del 2017 sono approdata in Medtronic (a Mirandola – MO), dove la mia professionalità ha iniziato a prendere forma. Da ingegnere R&D sui filtri per dialisi, sporcandomi letteralmente le mani in laboratorio (secondo la normativa ISO di riferimento alcuni test in vitro vanno eseguiti utilizzando sangue bovino!), ad ingegnere R&D senior, interfacciandomi in prima persona con FDA per la registrazione di un nuovo prodotto, fino a gestire, come project manager, un progetto ambizioso che coinvolgeva più di 40 persone a livello aziendale.

Nel 2022 mi sono trasferita a Padova, segnando l’inizio di una nuova fase: ho continuato come project manager, ma in un contesto diverso, passando dal medical device al packaging farmaceutico in vetro, in Stevanato Group. Ad un project manager è richiesta l’autonomia e la capacità di entrare subito nel vivo delle attività, gestendo persone, budget, tempi ed obiettivi, senza potersi concedere un’immersione completa nel mercato in cui si opera. Non si tratta solo di mancanza di tempo, ma del modo in cui il ruolo viene concepito poiché richiede una combinazione di capacità analitiche, gestionali e di leadership, che spesso prescindono dalla conoscenza approfondita del prodotto stesso che si deve sviluppare. È qui che mi sono resa conto che questo aspetto del mio ruolo mi stava stretto, forse perché sono arrivata a ricoprirlo seguendo un processo di crescita verticale che non era più ripetibile.

Verso la fine del 2023 ho iniziato a maturare un’idea che mai avrei pensato di avere: tornare a studiare! Volevo sviluppare ulteriormente le mie competenze e la mia professionalità, gettando delle basi solide in un mondo che conoscevo poco, quello farmaceutico e clinico. Una delle sfide principali del mio ruolo in Stevanato Group è l’interfaccia con i clienti delle aziende farmaceutiche. Sviluppando dei prodotti che rivestono un ruolo chiave nella stabilità dei farmaci biologici e nel garantirne sia la sicurezza che la sterilità, ho capito che avevo bisogno di comprendere meglio i processi in cui operavano le mie controparti: le loro sfide ed i loro rischi, per poter intercettare e prevedere le loro necessità, e cercare di introdurre lo sviluppo del packaging come un sistema integrato con il farmaco che deve contenere.

Dopo mesi di riflessione, nonostante la preoccupazione di non riuscire a conciliare tutto — tra un impiego a tempo pieno dal forte carico mentale, la mia vita personale ed una materia lontana dalla mia formazione ingegneristica — ho scelto di iscrivermi al Master di secondo livello in Sviluppo Preclinico e Clinico dei Farmaci presso l’Università Bicocca di Milano. Rimettermi a studiare non è stato facile, ed assimilare concetti tecnici così complessi è stato davvero sfidante. Ma più andavo avanti, più capivo che stavo costruendo qualcosa di più grande: mi stavo aprendo la possibilità di lavorare anche in altre aree aziendali oltre alla R&D. Verso la fine del Master ho avuto un’occasione per nulla scontata: una job rotation di 6 mesi nel dipartimento di Product Management, dove si definiscono le strategie per l’introduzione di nuovi prodotti in grado di soddisfare le esigenze del mercato e dei clienti. Quella che sto vivendo è un’opportunità concreta di crescita interna all’azienda ed il Master mi ha permesso di affrontarla con consapevolezza e con gli strumenti giusti, arrivando a parlare, con naturalezza, il linguaggio dello sviluppo farmaceutico. Non so ancora se, alla fine di questo periodo, il mio ruolo cambierà definitivamente o meno, ma sono davvero soddisfatta dei risultati che finora ho ottenuto.

Guardandomi indietro, rimettermi a studiare è stato, come dicevo, impegnativo ma il risultato è stato molto più appagante di quello che potessi immaginare. Non solo mi ha permesso di rafforzare delle competenze tecniche in un settore per me nuovo, ma ha aperto delle prospettive professionali che non avevo nemmeno considerato all’inizio del percorso. A volte si pensa che formarsi di nuovo significhi tornare indietro; per me, invece, è stato un modo per allargare l’orizzonte e scoprire strade che non avrei mai immaginato di poter percorrere.

 

Anna Gargantini

Project Manager – Drug Containment Solutions

Stevanato Group

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