Mi sono diplomata al Conservatorio ed ho iniziato a lavorare negli anni ’80. Accanto alla carriera di musicista, ho sempre nutrito un forte interesse per l’organizzazione e la produzione culturale. Per questo ho frequentato il primo Master in Management per la Cultura organizzato dalla LUISS di Roma.
Nel 1992 sono entrata come Responsabile della promozione nella Casa Editrice Suvini Zerboni, del Gruppo Sugar, che gestiva un importante catalogo di musica classica del Novecento. Nel 2000 sono passata a Casa Ricordi, come Direttore della promozione dell’intero catalogo operistico e sinfonico, e nel 2006 sono entrata in Accademia Teatro alla Scala come Direttore Generale.
Ripensando oggi al mio percorso, credo di aver sviluppato una mia idea home made di leadership: negli anni ’80, infatti, la leadership non era un argomento particolarmente dibattuto, anche se esistevano già importanti studi al riguardo.
Nella mia esperienza ho dovuto costruire, in particolare, due forme di leadership: una interna, nei confronti delle persone con cui lavoravo e delle organizzazioni che dirigevo, ed una esterna, nel rapporto con gli artisti. Erano due dimensioni diverse, ma fondate sugli stessi principi.
Il primo, e per me fondamentale, è sempre stato lo studio. Non ho mai avuto veri e propri passaggi di consegne: ogni volta che entravo in una nuova realtà ho sentito la necessità di conoscerla e comprenderla profondamente. Ho studiato il contesto, la sua storia, le dinamiche interne, le persone, i contenuti e gli equilibri che la caratterizzavano. Prima di prendere decisioni, avevo bisogno di capire.
A questo ho sempre affiancato l’ascolto. Credo, infatti, che non si possa esercitare una leadership autentica senza comprendere le persone con cui si lavora, le loro esigenze, le loro aspettative e anche le loro paure. Lo studio permette di conoscere il contesto ed i contenuti; l’ascolto permette di conoscere le persone.
Da questa combinazione ho costruito il mio modo di essere leader: un equilibrio continuo tra strategia e bisogni. Da una parte ci sono gli obiettivi dell’organizzazione, la sua sostenibilità, le sue responsabilità e la necessità di prendere decisioni; dall’altra ci sono le persone e, nel mio caso specifico, gli artisti, con la loro sensibilità, la loro creatività e le loro esigenze.
La leadership, quindi, non l’ho mai intesa come la semplice capacità di indicare una direzione. Per me significa soprattutto costruire un percorso affinché quella direzione possa essere condivisa e raggiunta insieme. Con gli artisti questo era particolarmente importante: non si trattava soltanto di perseguire gli obiettivi dell’organizzazione, ma di trovare il modo per trasformarli in un progetto nel quale potessero riconoscersi.
Per questo penso che la leadership non coincida con l’autorità che deriva dal ruolo. Il ruolo può darti una responsabilità, ma non necessariamente l’autorevolezza. L’autorevolezza si conquista nel tempo, attraverso la competenza, la coerenza, l’attitudine ad ascoltare e soprattutto la capacità di assumersi la responsabilità delle proprie decisioni o di quelle condivise con gli artisti.
Ed è nei momenti difficili che, secondo me, si misura veramente una leadership. Quando tutto funziona, è relativamente facile seguire qualcuno. È quando arrivano le difficoltà — artistiche, economiche, organizzative od umane — che le persone devono poter pensare: “Mi fido di questa persona, so che saprà affrontare il problema”.
Per me, dunque, la leadership nasce dalla fiducia. E la fiducia non si può chiedere né imporre: si costruisce attraverso quello che fai, attraverso la tua preparazione, attraverso l’ascolto e attraverso la capacità di esserci soprattutto quando le cose diventano difficili.
In definitiva, la mia idea di leadership è quella di una guida autorevole ma non autoritaria, capace di tenere insieme la visione strategica e le persone, gli obiettivi dell’organizzazione e le esigenze individuali. Una leadership che non consiste nel portare gli altri dove vuoi tu, ma nel creare le condizioni perché le persone possano credere nella direzione intrapresa e decidere di percorrerla insieme a te.
