Programma di aggiornamento su resistenza anti-microbica (AMR)

La resistenza anti-microbica (AMR) è un’emergenza globale, così definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). I motivi per cui questo fenomeno sta diventando sempre più preoccupante sono molteplici: alcuni sono strutturali, come l’ecologia del Paese, altri derivano dalla poca attenzione verso norme igieniche importanti. Ma soprattutto la mancanza di nuovi antibiotici, il loro uso eccessivo, poco corretto e non giustificato, sia negli adulti che nei bambini, sono responsabili di questa emergenza. In aggiunta, il loro utilizzo massiccio negli allevamenti intensivi di animali a scopo alimentare contribuisce a questa emergenza.

OMS ha previsto che, sulla base dei dati odierni, verso l’anno 2050 i decessi per AMR occuperanno il primo posto per causa di morte a livello globale, con circa 10 milioni di decessi ogni anno, mentre i decessi per cancro scenderanno a 8,2 milioni.

Sulla base di queste premesse, un gruppo di lavoro all’interno di RICMA, coordinato da Livio Di Lecce, ha proposto di organizzare un programma di aggiornamento su questo tema, basato su tre eventi: due webinar svolti a settembre ed ottobre, ed infine un evento conclusivo in presenza, svolto il giorno 11 novembre 2025.

In questo progetto è stata coinvolta la Società Italiana di Farmacologia (SIF), in quanto la farmacologia può dare un aiuto fondamentale per affrontare questa emergenza: quando abbiamo esteso al Presidente SIF, Armando Genazzani, il nostro invito a collaborare, la sua risposta è stata entusiasta. Può essere opportuno ricordare che in passato SIMeF ha svolto molti eventi scientifici in collaborazione con SIF, e nei loro Congressi era sempre in programma un simposio satellite SIF-SIMeF. L’augurio è che la ripresa della nostra collaborazione possa continuare anche in futuro.

L’evento in presenza si è svolto nella bella sala convegni dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO), che ringraziamo per l’ospitalità.

Ha aperto i lavori Livio Di Lecce (SIMeF), ricordando il percorso a tre tappe di questo progetto: i due webinar hanno posto le basi per una conoscenza condivisa, mentre nella giornata in presenza ci si è soffermati sulle possibili soluzioni da adottare.

La prima sessione, moderata da Elisabetta Riva (SIMeF) e Francesco Scaglione (SIF), ha avuto come prima relatrice Filomena Fortinguerra (AIFA) che ha ribadito come la AMR sia da anni nell’agenda globale di tutte le agenzie regolatorie. Purtroppo, l’Italia ha da sempre la maglia nera fra i Paesi EU, nonostante il fatto che dal 2017 AIFA abbia lanciato diversi programmi per contrastarla. Ha poi confermato che in Italia si consumano troppi antibiotici (16,9 DDD per 1000 abitanti), con una modestissima riduzione dell’1,3% nel 2024 verso il 2023. Ha inoltre ribadito che l’uso di antibiotici è per circa il 92% sul territorio, e solo per l’8% in ospedale: e che il maggior uso è a carico di bambini ed anziani, con le donne maggiori consumatrici rispetto agli uomini. Esiste poi una profonda differenza geografica nei consumi: al nord si contano il 30,6% delle prescrizioni, mentre al sud sono il 43,6%.  Nella conclusione, la relatrice ha espresso rammarico che tutti gli obiettivi fissati da AIFA sia stati mancati, sia sul territorio che in ospedale. In particolare, era stato proposto di ridurre al 40% l’uso di antibiotici ad ampio spettro, ma il loro uso è ancora superiore al 50% mentre in EU è inferiore al 40% delle prescrizioni. La relatrice ha poi ribadito l’impegno di AIFA sulla lotta all’AMR, sia con la divulgazione di linee guida OMS (ad esempio, come trattare l’otite media negli adulti e nei bambini), sia con l’utilizzo di incentivi economici per lo sviluppo di antibiotici a spettro ristretto, sia con il finanziamento di studi clinici no profit per migliorarne l’utilizzo.

Ha poi preso la parola Francesco Scaglione (SIF) che ha ricordato le tappe principali delle scoperte dei principali antibiotici. Ovviamente ha iniziato con la penicillina, scoperta da Alexander Fleming a Londra nel 1928, ma che per vari motivi fu messa in produzione solo nel 1941 negli USA e somministrata ai primi pazienti (i soldati americani in guerra in Europa) solamente nel 1943. I passi successivi sono stati l’identificazione di molecole attive dopo somministrazione orale e la ricerca di antibiotici ad ampio spettro, in quanto il problema della AMR non era ancora evidente. Tuttavia, a partire dagli anni 80, il problema della AMR è diventato importate a livello globale, causato principalmente da un uso scorretto e da poca attenzione igienico-sanitaria. La diffusione della AMR è poi diventata sempre più marcata per l’uso di antibiotici negli allevamenti animali (non solo bovini e suini, ma anche in apicultura, acquacultura ed in agricoltura). Per concludere ha ribadito che un altro problema è la scarsa disponibilità di nuovi antibiotici: è ben dal 1984 che non è stata scoperta una nuova classe di antibiotici: quindi la soluzione da lui auspicata è investire in ricerca!

Milo Gatti (SIF) ha fatto eco al precedente relatore, ponendo l’accento sul ruolo della farmacologia e del farmacologo clinico per contrastare l’AMR. Ha infatti ribadito che per una corretta prescrizione è importante conoscere le caratteristiche di farmacodinamica e di farmacocinetica dell’antibiotico, conoscenze che sono proprie della farmacologia clinica. Ha anche suggerito l’idea che, non essendo possibile la disponibilità di un farmacologo clinico in ogni ospedale, sarebbe bene attivare una consulenza da remoto, collegando i piccoli ospedali con i centri dove sia presente un farmacologo clinico.

La prima sessione è stata conclusa da Mauro Racaniello (Farmindustria) che ha ricordato come le industrie farmaceutiche operanti in Italia siano molto impegnate in questo settore. Considerato che l’Italia condivide con la Germania il primato europeo delle produzioni farmaceutiche, il primo passo è stato quello di imporre severi controlli su tutto il percorso della produzione di antibiotici, dal momento in cui la materia prima arriva ai siti produttivi fino alle verifiche sul prodotto finito, sugli scarti di produzione e sulle acque reflue. Ultimamente questi controlli sono stati estesi anche ad eventuali terzisti, in modo da tenere sotto controllo tutta la filiera produttiva. Purtroppo, la ricerca sui nuovi antibiotici rimane una Cenerentola a livello globale, con solo 1,6 miliardi di euro di investimenti, mentre in oncologia gli investimenti raggiungono i 26,5 miliardi di euro. In conclusione, il relatore ha ribadito l’impegno con opere di sensibilizzazione sul pubblico, e con la diffusione delle line guida contro l’AMR.

Dopo una serie di domande ai relatori, ed una breve pausa caffè, ha avuto inizio la seconda parte, moderata da Livio Di Lecce (SIMeF) e Arianna Pani (SIF).

Il primo relatore, Jacopo Angelini (SIF), nel suo ruolo di membro del Comitato Etico Territoriale (CET), ha ricordato le due principali attività dei CET, la valutazione ed approvazione delle sperimentazioni cliniche dei medicinali, e la valutazione delle domande di accesso ai farmaci per uso compassionevole.  Nel settore degli antibiotici, la sua esperienza è basata su proposte di studi clinici di vecchi antibiotici su nuove indicazioni non comprese nel RCP oppure di nuove vie di somministrazione. Pertanto, anche lui conferma l’assenza di nuovi antibiotici in corso di sperimentazioni cliniche. Ha poi posto l’accento sulla nuova linea guida EMA/ICH che raccomanda di far partecipare ai nuovi studi clinici sia donne in gravidanza che durante il periodo di allattamento al seno.

Ha poi preso la parola Paolo Bonfanti (Università Milano Bicocca) che, riportando con molta originalità le tappe del suo albero genealogico familiare, ci ha ricordato che negli anni del 1870, ai tempi del suo bisnonno, la mortalità infantile era di 350 decessi ogni 1000 nati vivi. Tale numero è andato decisamente diminuendo, grazie sia agli antibiotici che alla maggior igiene casalinga, fino ad arrivare a solo 9 decessi ogni 1000 nati vivi ai tempi della nascita di sua figlia nel 2000. Ha poi fatto un confronto fra uso di antibiotici con terapia empirica e terapia mirata. Nella terapia empirica sarebbe importante seguire un algoritmo che suggerisce per prima cosa di identificare il sito dell’infezione, poi ipotizzare il patogeno più probabile, quindi tener presente il problema dell’AMR e della epidemiologia locale, ed infine valutare con molta attenzione i pazienti immunocompromessi. Nella terapia mirata, che ovviamente sarebbe sempre preferibile, il relatore ha riportato molte pubblicazioni che però mettono in evidenza risultati non sempre ottimali, quindi insuccessi dovuti probabilmente all’AMR.

Il successivo relatore, Francesco Dentali (FADOI), ha elencato alcune domande che ogni clinico dovrebbe porsi: quando prescrivere un antibiotico? E per quanto tempo? Per prima cosa ha però ricordato l’importanza dell’igiene, troppo spesso trascurata in ospedale, dove ancora esistono camere da tre o anche da quattro letti. Questo non va bene, perché la trasmissione dei patogeni può avvenire non solo per contatto diretto, ma anche veicolata da goccioline (droplets) che si emettono nel parlare. Quindi, prima di arrivare agli antibiotici, in ospedale sarebbe molto utile curare l’igiene ambientale. Poiché è qui che comincia la prevenzione alla resistenza.

Corrado Confalonieri (SIMeF) ha ricordato il grande supporto che può fornire il farmacista ospedaliero, soprattutto come membro di un gruppo multidisciplinare che deve coinvolgere  l’infettivologo, il microbiologo, l’addetto all’igiene ospedaliera ed il farmacista. Infatti, il farmacista può portare a questo tavolo competenze farmaceutiche e gestionali, oltre ad essere un punto di riferimento per l’informatizzazione e la condivisone dei dati clinici dei pazienti. Nel concludere, anche lui ha sottolineato il problema della carenza di nuovi antibiotici: dei 47 nuovi prodotti in studio, 45 sono tradizionali e solamente due sono veramente innovativi (con un nuovo meccanismo d’azione anti-tossina). Nel periodo 2017-2022 AIFA ha approvato 12 nuovi antibiotici, ma ben 10 erano modifiche di farmaci noti.

Ovidio Brignoli (SIMG)  ha ricordato che il medico di base prescrive il 90% degli antibiotici, ma purtroppo il 45% di queste prescrizioni sono inappropriate! Un approccio corretto dovrebbe tener conto della storia clinica del paziente, dei dati locali sulla AMR, ma anche di eventuali scambi di opinioni con altri medici di medicina generale (MMG). Fra gli errori più frequenti ha ricordato la prescrizione in prima linea di amoxicillina + acido clavulanico, la scelta di antibiotici a lunga emivita per una supposta maggior sicurezza, e la mancata rivalutazione del paziente dopo 48/72 ore. A suo parere, l’algoritmo mentale che ogni MMG dovrebbe seguire consiste nel chiarire se si tratti di infezione batterica o virale, nella scelta di un antibiotico a spettro ristretto e nella conoscenza della durata minima efficace. La nota positiva è che molte regioni stanno attivando programmi di formazione obbligatoria sulla AMR, basata su tre passi fondamentali: la prescrizione ritardata per essere più documentati, la disponibilità di test diagnostici rapidi e la continua revisione delle abitudini prescrittive.

Ha concluso l’evento Daniele Roberto Giacobbe (Università di Genova), esperto di intelligenza artificiale (IA), che ci ha ricordato il grande aiuto che ci può offrire anche in questo campo. Per prima cosa, ci ha ricordato il significato di IA: si riferisce al fatto che alcune macchine sono capaci di imparare attività per le quali non sono state programmate. Nel settore dell’antibiotico terapia, l’IA può fornire un grande aiuto, elaborando in pochi secondi miliardi di informazioni derivate da una larga casistica di studi pubblicati. Pertanto, a suo vedere, l’IA sarà sempre più un utile strumento per aiutare l’infettivologo nella corretta prescrizione di un antibiotico.

A conclusione dell’evento ci sono state diverse domande anche per il secondo gruppo di relatori, e poi i dovuti ringraziamenti per un pomeriggio di intenso approfondimento culturale.

 

Domenico Criscuolo e Livio Di Lecce.

 

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